martedì 10 febbraio 2026

Il vero nemico è la semplificazione del linguaggio

una recensione di Peter Genito

a L'arciere (Effigie, 2025) di Giancarlo Micheli

pubblicata in

Cultura Commestibile (n.661, 20 dicembre 2025)

 

Micheli con il suo stile mette in atto una resistenza dialettica alla crisi del nostro tempo, fondata su una semplificazione del linguaggio che anestetizza le coscienze degli individui rendendoli schiavi. Micheli è poeta, scrittore intellettuale marxista. Nelle sue opere, compresa la raccolta L’Arciere, affronta tra le altre la tematica del lavoro salariato, descrivendo l’Identità proletaria al tempo della scissione cognitiva. L’urgenza dei temi è massima: i licenziamenti nella fabbrica di Bert Ichspaltung protagonista del racconto Zvezda si ispirano a fatti molto attuali, come la crisi della GKN di Firenze, dove circa 500 lavoratori furono licenziati via email nel 2022, e ancora oggi sono in lotta, una lotta assurta a simbolo stesso di insurrezione di tutti gli oppressi e gli ultimi, non solo a Firenze ma in Italia e nell’Occidente tutto. I personaggi letterari di Micheli rispecchiano la profonda crisi sociale ed economica che stiamo attraversando. La dialettica tra l’identità individuale e le dinamiche socio-economiche (lavoro/capitale) si manifesta pienamente nell’operaio Bert Ichspaltung, simbolo dell’umanità espropriata dalla Macchina. Una identità fisica letteralmente plasmata dalla macchina che usa ogni giorno che gli conferisce una postura “vagamente scimmiesca, reclina in avanti, spalle curve e braccia ciondolanti”. Bert appartiene a quella schiera di "abitatori" del pianeta che rientrano dal lavoro “come insetti addetti alla mansione della vita", il cui sforzo serve a riprodurre lo "spirito del capitale" che "evapora poi in contemplative pratiche individuali o di gruppo". Il cognome di Bert richiama il termine freudiano Ichspaltung, ovvero la scissione dell’io. Bert, fin dal suo cognome è un uomo diviso, scisso tra se stesso e il suo ruolo. Questa scissione è causata della continua belligeranza esercitata dal sistema mediatico, che l’autore definisce “apparato editoriale-industriale” nel contesto della “società dello spettacolo” (Guy Debord). Il bombardamento di notizie e gli stimoli elettrici delle citta’ annichilano le coscienze degli individui in un oblio compatto, espropriando i soggetti della loro storia e del loro vissuto. È quella che Marx definisce alienazione. In Bert si manifesta nel suo “consuetudinario disinteresse per se stesso e per le occasioni”. Solo durante il mese di ferie, sulla spiaggia, si può cogliere nei suoi occhi uno sguardo meno assente.

Micheli inquadra l’attuale crisi non solo in termini economici, ma come una vera e propria "guerra di propaganda" in atto dal Novecento. L’antagonista non è una persona, ma una forza culturale più grande. Il vero Nemico è la semplificazione del linguaggio, il sistema che diffonde notizie "usa e getta" mirando a renderci consumatori passivi di informazioni, non pensatori attivi. Nel racconto c’è un reverendo che, con una voce "tonante, greve di basti, stentorea", incarna una religiosità propagandistica legata alla destra politica internazionale. Egli utilizza impropriamente il testo biblico (citando il Qoèlet: "Vanità delle vanità, tutto è vanità") a fini persuasivi. Questo personaggio simbolizza la stessa essenza del potere mediatico che vuole esercitare un ascendente sull’altro.

Con le sue opere letterarie Micheli attua una forma di resistenza contro l’impoverimento cognitivo. La sua prosa densa è caratterizzata dall’uso di una paratassi e ipotassi ipnotica, con periodi che possono aprirsi e chiudersi molte righe dopo. Lo scopo non è un autocompiacimento stilistico fine a se stesso, ma una volontà di resistenza alla semplificazione degli schemi mentali. Decurtare il lessico e la ricchezza linguistica porta a un impoverimento intellettivo e a una esiziale deriva cognitiva. Il linguaggio complesso, le pagine che possono sembrare faticose per il “lettore medio” sono un tentativo di difendere le funzioni logiche umane, che la società sta devolvendo alle macchine e alla Intelligenza Artificiale. L’autore lancia un avvertimento potentissimo: se la lingua sarà semplificata tanto da non distinguere più le enunciazioni umane da quelle "simulate da un qualsivoglia sistema di intelligenza artificiale a buon mercato, allora, i poeti non avranno più gli strumenti per cantare la pace, né i bambini per gioirne".

La complessità della narrazione è per Micheli una via d’uscita, una liberazione attiva. Bert Ichspaltung si libera dall’ascendente propagandistico e dalla scissione interiore (incarnata dal reverendo) solo quando si riconosce in grado di ragionare in termini dialettici. Questo significa prendere in considerazione nella propria esperienza vissuta l’esperienza dell’altro. Al centro della letteratura di Micheli ci sono le relazioni familiari e proletarie (in un registro narrativo codificato che richiama autori come Paolo Volponi) e offre uno strumento salvifico. La complessità del linguaggio costringe il lettore a fermarsi, a ruminare le frasi, a pensare, soltanto così si sviluppano gli anticorpi contro la propaganda. Il percorso verso la complessità, sebbene faticoso, è l’unico modo per comprendere la complessità del mondo e resistere all’anestetizzazione cognitiva.

Peter Genito


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