una recensione di Peter Genito
a L'arciere (Effigie, 2025) di Giancarlo Micheli
pubblicata in
Cultura
Commestibile (n.661, 20 dicembre 2025)
Micheli con il suo stile mette in atto una
resistenza dialettica alla crisi del nostro tempo, fondata su una
semplificazione del linguaggio che anestetizza le coscienze degli individui
rendendoli schiavi. Micheli è poeta, scrittore intellettuale marxista. Nelle
sue opere, compresa la raccolta L’Arciere, affronta tra le altre la
tematica del lavoro salariato, descrivendo l’Identità proletaria al tempo della
scissione cognitiva. L’urgenza dei temi è massima: i licenziamenti nella
fabbrica di Bert Ichspaltung protagonista del racconto Zvezda si
ispirano a fatti molto attuali, come la crisi della GKN di Firenze, dove circa
500 lavoratori furono licenziati via email nel 2022, e ancora oggi sono in
lotta, una lotta assurta a simbolo stesso di insurrezione di tutti gli oppressi
e gli ultimi, non solo a Firenze ma in Italia e nell’Occidente tutto. I
personaggi letterari di Micheli rispecchiano la profonda crisi sociale ed
economica che stiamo attraversando. La dialettica tra l’identità individuale e
le dinamiche socio-economiche (lavoro/capitale) si manifesta pienamente nell’operaio
Bert Ichspaltung, simbolo dell’umanità espropriata dalla Macchina. Una identità
fisica letteralmente plasmata dalla macchina che usa ogni giorno che gli
conferisce una postura “vagamente scimmiesca, reclina in avanti, spalle curve e
braccia ciondolanti”. Bert appartiene a quella schiera di "abitatori"
del pianeta che rientrano dal lavoro “come insetti addetti alla mansione della
vita", il cui sforzo serve a riprodurre lo "spirito del
capitale" che "evapora poi in contemplative pratiche individuali o di
gruppo". Il cognome di Bert richiama il termine freudiano Ichspaltung,
ovvero la scissione dell’io. Bert, fin dal suo cognome è un uomo diviso, scisso
tra se stesso e il suo ruolo. Questa scissione è causata della continua
belligeranza esercitata dal sistema mediatico, che l’autore definisce “apparato
editoriale-industriale” nel contesto della “società dello spettacolo” (Guy
Debord). Il bombardamento di notizie e gli stimoli elettrici delle citta’
annichilano le coscienze degli individui in un oblio compatto, espropriando i
soggetti della loro storia e del loro vissuto. È quella che Marx definisce
alienazione. In Bert si manifesta nel suo “consuetudinario disinteresse per se
stesso e per le occasioni”. Solo durante il mese di ferie, sulla spiaggia, si
può cogliere nei suoi occhi uno sguardo meno assente.
Micheli inquadra l’attuale crisi non solo
in termini economici, ma come una vera e propria "guerra di
propaganda" in atto dal Novecento. L’antagonista non è una persona, ma una
forza culturale più grande. Il vero Nemico è la semplificazione del linguaggio,
il sistema che diffonde notizie "usa e getta" mirando a renderci
consumatori passivi di informazioni, non pensatori attivi. Nel racconto c’è un
reverendo che, con una voce "tonante, greve di basti, stentorea",
incarna una religiosità propagandistica legata alla destra politica
internazionale. Egli utilizza impropriamente il testo biblico (citando il
Qoèlet: "Vanità delle vanità, tutto è vanità") a fini persuasivi.
Questo personaggio simbolizza la stessa essenza del potere mediatico che vuole
esercitare un ascendente sull’altro.
Con le sue opere letterarie Micheli attua
una forma di resistenza contro l’impoverimento cognitivo. La sua prosa densa è
caratterizzata dall’uso di una paratassi e ipotassi ipnotica, con periodi che
possono aprirsi e chiudersi molte righe dopo. Lo scopo non è un
autocompiacimento stilistico fine a se stesso, ma una volontà di resistenza
alla semplificazione degli schemi mentali. Decurtare il lessico e la ricchezza
linguistica porta a un impoverimento intellettivo e a una esiziale deriva
cognitiva. Il linguaggio complesso, le pagine che possono sembrare faticose per
il “lettore medio” sono un tentativo di difendere le funzioni logiche umane,
che la società sta devolvendo alle macchine e alla Intelligenza Artificiale. L’autore
lancia un avvertimento potentissimo: se la lingua sarà semplificata tanto da
non distinguere più le enunciazioni umane da quelle "simulate da un
qualsivoglia sistema di intelligenza artificiale a buon mercato, allora, i
poeti non avranno più gli strumenti per cantare la pace, né i bambini per
gioirne".
La complessità della narrazione è per
Micheli una via d’uscita, una liberazione attiva. Bert Ichspaltung si libera
dall’ascendente propagandistico e dalla scissione interiore (incarnata dal
reverendo) solo quando si riconosce in grado di ragionare in termini
dialettici. Questo significa prendere in considerazione nella propria
esperienza vissuta l’esperienza dell’altro. Al centro della letteratura di
Micheli ci sono le relazioni familiari e proletarie (in un registro narrativo
codificato che richiama autori come Paolo Volponi) e offre uno strumento
salvifico. La complessità del linguaggio costringe il lettore a fermarsi, a
ruminare le frasi, a pensare, soltanto così si sviluppano gli anticorpi contro
la propaganda. Il percorso verso la complessità, sebbene faticoso, è l’unico
modo per comprendere la complessità del mondo e resistere all’anestetizzazione
cognitiva.
Peter
Genito
Nessun commento:
Posta un commento