una recensione di Luciano Albanese
a L'arciere (Effigie, 2025) di Giancarlo Micheli
pubblicata in
Sulla
letteratura/On literature (novembre 2025)
Il nuovo lavoro di Giancarlo Micheli si
compone di tre racconti. Il primo, L’Arciere, è diviso in nove capitoli.
il secondo (IL praticante dell’avvocato Lipporelli) e il terzo (Zvedza),
invece, sono sequenze uniche. Il filo rosso che unisce le tre parti in cui è
diviso il libro è quanto mai congeniale all’autore, specie alla luce dei suoi
lavori recenti, in particolare Paris Prassede. Molto sinteticamente, si
tratta della dissoluzione o autodissoluzione del mondo costruito dall’Occidente
nel corso della sua storia e l’emergere di un mondo relativamente nuovo, perché
il suo cuore è antico, in realtà. Il passaggio da un mondo all’altro è
descritto, come di consueto, utilizzando uno stile letterario che da un lato
usa la parola come acido corrosivo del vecchio mondo, e dall’altro immerge il
risorgimento del mondo antagonista in un’atmosfera biblica-surreale, ovvero
surreale perché biblica, come biblico, al fondo, era il messaggio di Marx e
soprattutto del suo maggiore ispiratore, Moses Hess.
Il primo racconto, L’Arciere, si
snoda, come un libro giallo, attraverso una serie di morti apparentemente
accidentali, che hanno per oggetto dirigenti industriali o comunque personaggi
di potere. Nel finale, sullo sfondo di uno scenario da guerra atomica fra
Occidente e Oriente, il probabile esecutore si manifesta come un epifenomeno
della subcultura woke – il più recente meccanismo di autodistruzione del
mondo borghese – che non a caso, disdegnando la tecnologia moderna, usa arco e
frecce per realizzare le sue esecuzioni.
Il secondo racconto, IL praticante dell’avvocato
Lipporelli, ha come sfondo la questione dei migranti sbarcati in Italia,
i nuovi schiavi visti con l’occhio di chi li ritiene responsabili di ogni
malefatta. Di uno di questi rimase vittima, appunto, un giovane praticante
dello studio Lipporelli. Egli, entrato in conflitto con uno di questi
extracominitari, al quale aveva ingenuamente offerto il proprio aiuto, rimase
vittima delle sue arti di magia nera, al punto che reso folle si cavò gli occhi
Ricordando tuttavia che anche Democrito si rese cieco per vedere meglio –
essendo il reale mera illusione – abbiamo inconsapevolmente costruito un ponte
per il passaggio a una realtà diversa, quale si profila nell’ultimo racconto.
Zvedza è una fabbrica che
sta per chiudere, e il terzo racconto segue da vicino il cammino di uno degli
operai, Bert, dalla non coscienza, dall’abbrutimento del lavoro ripetitivo
della fabbrica e dal conseguente isolamento, alla coscienza di classe e alla
lotta comune per un futuro immaginato migliore. In questo passaggio dal sonno
al risveglio Bert è seguito da una figura ambigua, un predicatore che sembra
più un demone, che non a caso si intrufola nella casa di Bert a ogni occasione.
Il predicatore è in realtà una sorta di avatar del messaggio biblico,
incentrato sulla prossima venuta dei tempi nuovi: tempora repleta sunt, la
scure è alla radice degli alberi, ecc. Il predicatore preannuncia a Bert il suo
prossimo licenziamento, che puntualmente avviene. Dapprima disorientato, Bert
viene costantemente assistito dal predicatore, che si installa a casa sua e lo
sostiene nella sua faticosa presa di coscienza. Una volta raggiunta, il demone
biblico scompare, e nell’ultima scena vediamo Bert alla testa di un corteo di
manifestanti, uomini e giovani donne sorridenti – che fino a quel momento aveva
desiderato invano. Davanti a lui, lo striscione con le nuove parole d’ordine:
il pensiero è l’ordine del mutamento, l’amore è il disordine dell’immutabile.
Come dicevo, vecchio e nuovo si mescolano nel nuovo lavoro di Micheli. Messa da parte l’analisi economica, che per Marx dava un fondamento reale alla rivoluzione, il nucleo biblico del pensiero di Marx – sul quale Karl Löwith aveva sempre insistito – viene in piena luce, coadiuvato però da due elementi laici, il potere dissolvente del pensiero critico e della passione amorosa. Il futuro ci dirà se questa ricetta per la rivoluzione è migliore della precedente. Nel frattempo teniamoci stretti all’Ecclesiaste – con cui inizia la predica del ‘demone personale’ di Bert – e teniamoci stretti al presente, ovvero al tempo di vivere, cercando di procrastinare più a lungo possibile il tempo di morire.
Luciano Albanese
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