“Il fine del mondo” è un romanzo
sull’ineluttabilità della catastrofe e, al tempo stesso, una critica
all’imperialismo di quell’America che Gordon Poole definì in modo appropriato
“nazione guerriera”.
L’attrito tra Oriente e Occidente, la
strumentalizzazione dalla parte della controcultura, incarnata dalla body art
di Katellenas, del pacifismo e dell’antimilitarismo, l’impotenza di chi governa
(il ritratto impietoso del presidente statunitense Wu) rendono estremamente
attuale la vicenda.
In un mondo dilaniato dalla carestia
e dalla guerra, culminata nell’esplosione di una bomba all’idrogeno nelle
Hawaii, l’unica speranza sembra rappresentata dall’amore fra Mark e Sophie,
Huang e Kuei Fei.
Sarà proprio Mark nel suo discorso ad
annunciare la necessità di una conoscenza “del cuore e dell’anima” che comporta
il rifiuto del sapere consolidato, responsabile delle scelte sbagliate a cui
sono state ispirate in precedenza le azioni umane.
Come una profezia, il libro ammonisce
su come la nostra società sia avviata ormai verso una strada pericolosa e senza
sbocchi e si fa apprezzare nonostante il linguaggio poetico talvolta criptico
che fa apparire la narrazione più complessa di quanto sia realmente.
La citazione:
“Nel totale silenzio che succedette
al consumarsi di un tempo, se mai possibile, ancora più breve, un alito di
vento mutò dalla tiepida intensità di una brezza che vellicasse l’aria della
riviera, da settentrione a mezzogiorno, fino alla rabbiosa raffica di immane
calore nel cui fiato mortifero ogni essere vivente ed ogni oggetto inanimato
che si trovassero entro il raggio di cento miglia furono sgretolati. La sabbia
di tutte le spiagge da Makaha a Waikiki venne trasformata in vetro e, poche ore
dopo, al sorgere del sole, l’alba vi specchiò i suoi colori dal rosa al
giacinto quali unici e muti testimoni”.
Autore dei romanzi: Elegia provinciale (Baroni 2007; Fratini 2013), Indie occidentali (Campanotto 2008; premio internazionale “Nuove Lettere”), La grazia sufficiente (Campanotto, 2010), Il fine del mondo (Ladolfi 2016), Romanzo per la mano sinistra (Manni 2017), Esposizione dell’Amore (Campanotto 2023), Pâris Prassède (Monna Lisa 2023). Sono state pubblicate le sue raccolte di versi Canto senza preghiera (Baroni 2004), Nell’ombra della terra (Gabrieli 2008), La quarta glaciazione (Campanotto 2012; finalista del premio Alpi Apuane), Verses versus capital (Effigie 2020). Suoi articoli e saggi, riguardanti Antonio Gramsci, Piero Gobetti, Wystan Hugh Auden, Georges Orwell, Upton Sinclair, Thomas Mann, André Malraux, Louis Aragon, il surrealismo, la semiotica delle culture, l’arte, la politica, sono comparsi sulle riviste Il Ponte, Rivista di Studi Italiani, Zeta, La Mosca di Milano, Cultura e Prospettive, Erba d’Arno e nei volumi Percy B. Shelley – il cuore e l’ombra viva (Pezzini 2007), Il Mito nel Novecento letterario (Limina Mentis 2012), Memoires (Limina Mentis 2014), La Memoria (Ladolfi 2016), Envoi Gramsci (Campanotto 2016).
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