mercoledì 24 novembre 2010

Indie occidentali, un viaggio nella nostra storia

recensione pubblicata in:
ilRecensore.com (Luglio 2009)

 


Indie occidentali, un viaggio nella nostra storia


Indie Occidentali (Campanotto Editore, 2008), secondo romanzo del bravo Giancarlo Micheli, parte da una storia di emigrazione. Una storia che ha a che fare con il secolo scorso, di quando erano gli italiani a dover emigrare fuori dal proprio paese. Protagonisti questa volta non sono meridionali, non sono contadini “ignoranti” del rurale Mezzogiorno ma una coppia di sposini toscani e alfabetizzati, consapevoli del proprio valore e con obiettivi da perseguire ben definiti.
Quando penso all’emigrazione italiana penso a quella splendida figura di Amerigo, creatura di gucciniana memoria che lascia il proprio paese, Pavana. E mette dietro a sé le proprie radici con ancora in corpo “il primo vino di una cantina” per non manifestare quella malinconia che penetra nelle vene e nella coscienza.
Micheli ci racconta quel mondo altro, quello al di là dell’Oceano che ad inizio del secolo scorso sembrava così diverso dal nostro. Il quartiere di Little Italy, con le sue storie e le sue “leggende”, anch’esso diversissimo da quello di oggi: quella che era la più grande e famosa delle “little italies” diventa ogni anno più piccola, proponendosi oggi quasi soltanto come due strade, parte della Mulberry Street e parte della Grand Street.
Negli anni venti però quella zona e in più in generale quella città, l’immensa New York che con i suo grattacieli immobilizzava lo sguardo, era stata una porta obbligata d’ingresso, un centro attrattivo, una grande madre dalle braccia non sempre benigne ma comunque grandissime.
La lotta per l’esistenza si fa per i due protagonisti, Erminia ed Aurelio, inizialmente più facile ma poi è la nuova realtà a prendere il sopravvento, una realtà di diritti negati e di lotte di sopravvivenza. Come un inferno urbano la metropoli si presenta nelle sue contraddizioni, una massa umana che propone lingue, condizioni e usanze diverse. Momenti di squisita umanità individuale si scontrano e si sovrappongono a collettive grida di speranza, la coesistenza degli immigrati e le problematiche interne, tolleranza, sindacali, la lotta operaia.
Quello di Micheli è uno squarcio di vita vissuta, un quadro al tempo stesso espressionista e realista, una meticolosa ricerca storica ed antropologica sul nostro passato e sul secolo scorso. Personaggi reali e “famosi” – Jack London, Giacomo Puccini, Mabel Dodge – si incrociano con “perfetti sconosciuti” e personaggi di invenzione letteraria, creano un cosmo a sé, una riproduzione ben disegnata di un ipotetico quadro. Il grande merito del libro è poi quello di inserirsi nella più grande tradizione europea, quella ricerca linguistica forzatamente realistica che Auerbach riscontrò in Mimesis nei maggiori autori della nostra storia.
L’uso del dialetto degli immigrati, il gioco linguistico e sociolinguistico con cui mescola le situazioni comunicative più disparate e le espressioni locali, un registro “alto” con momenti di lascivia verbale, fanno del viaggio di Micheli, perché di questo si tratta, un utopico, colto, continuo desiderio di ricerca. Un desiderio che prima si fa portavoce della Storia e poi si fa riflessione sul futuro e su un problema che ora ci vede come protagonisti indiretti e che domani potrebbe ritoccarci da vicino.
Matteo Chiavarone

Indie occidentali di Giancarlo Micheli
(Campanotto editore, Pasian di Prato UD, settembre 2008, ppg. 224)
http://www.ibs.it/code/9788845610042/micheli-giancarlo/indie-occidentali.html

dalla rubrica radiofonica Fuori Tempo Massimo
a cura di Andrea Caterini e Paolo Sortino
Radio Città Futura (Maggio 2009)

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1 commento:

  1. molto interessante, faccio subito la richiesta d'acquisto per la biblioteca del mio istituto

    se hai voglia passa dal mio blog

    saluti

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